ISLANDA – ICELAND

ISLANDA – ICELAND
8 agosto 2016 Talina

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Da sotto l’ombrellone (per i fortunati che in questi giorni si stanno godendo il sole) il desiderio è quello di refrigerio. La mente, allora, parte alla volta di acque fresche, aria sottile, balsamico profumo di conifere, licheni ed erica. Le mani sui ferri da lavoro reggono il timone che, governato dal crescente desiderio di sollievo, ci porta al Nord, nell’Oceano Atalantico settentrionale, oltre le Isole Fær Øer,  in Islanda.

La musica dei Sigur Ròs accompagna il viaggio e ci fa penetrare un’atmosfera quasi irreale che sa di vulcani attivi, di geiser che rompono il silenzio con il soffio dei loro polmoni e oasi di verde smeraldo tra i ghiacci che solo calzature ramponate sanno vincere.

Fibre dai colori naturali o pastellati, disegni che sanno di fiocchi di neve, filati che riparano dal freddo e dalla pioggia. L’immagine identifica prima che il pensiero lo codifichi, quegli ambienti e i maglioni che per secoli hanno vestito i pescatori di quelle latitudini boreali. Lopapeysa il nome di quei capi che, funzionali a soddisfare esigenze molto pratiche, sono oggi un elemento distintivo, vere e proprie icone islandesi.

Colorati e perfetti, il collo raso, lavorati in tondo, a partire dagli anni 20 del novecento i lopapeysa hanno trovato una morbidezza inattesa grazie alla evoluzione della tecnica produttiva che ha permesso la produzione industriale del Lopi: stoppini di velo cardato non filato, non tinto: morbidi, caldi, gonfianti, estremamente delicati che solo da qualche decennio vengono leggermente ritorti e colorati, dando origine a una varietà più ricca e interessante della precedente (con la peculiarità che buona parte della produzione di alta gamma è italiana (propio così)). Il Lopi è, tradizionalmente tratto dal sottovello delle pecore islandesi; quelle fibre fini e calde che proteggono il ventre degli animali dal gelo del Polo.

Mirabilmente trasformato in vettlingar (guanti), sokka (calze), lopapeysa e in scialli, il Lopi trova in Hulda Hákonardóttir, Gréta Sörensen ed Hélène Magnússon tre tra le sue più celebri maestre.

Se è vero che queste maestre dello knitting hanno portato nel mondo intero l’eco dell’isola dei ghiacci, è anche vero che un centinaio di appassionate, sicuramente meno famose ma non meno attive, nel 1977 hanno fondato l’Associazione Islandese di Lavoro ai ferri, che produce capi che vengono venduti con grande successo ai turisti di tutto il mondo che si avventurano in quel lembo artico (e più comodamente che navigano sul web), intenzionati a portarsi a casa manufatti originali che sanno di mani al lavoro, tradizione e cultura.

Chissà che qualcosa di simile non si possa pensare di fare anche in Italia.

Certi di avervi fatto per qualche minuto scordare il caldo della spiaggia, vi lasciamo a un bel bagno rinfrescante nelle nostre chiare acque nazionali che, permetteteci una punta di sano campanilismo, nulla hanno da invidiare al resto del mondo.

Vi aspettiamo, come sempre, su queste pagine e sulla pagina dei nostri filati.

Buona vacanza.

 

* immagini tratte da http://icelandicknitter.com/